Sempre nuovi dati suggeriscono come il problema del sovrappeso e dell’obesità infantile stia raggiungendo nel mondo livelli preoccupanti. La causa è dovuta principalmente all’unione di due cause: un’alimentazione errata, contenente troppo “junk food”, cibi industriali e ricchi di grassi saturi, sale e zucchero raffinato, assieme ad uno scarso o completamente assente livello di attività fisica.

Lo sport è visto spesso come perdita di tempo o impegno gravoso e scomodo, anziché come impegno positivo a favore della salute di un organismo in crescita che, per un corretto sviluppo e trofismo, ha bisogno di muoversi in modo adeguato. Lo sport inoltre può avere un ruolo importante nello sviluppo, oltre che fisico, anche relazionale e di socialità del bambino.
Probabilmente anche lo sviluppo digitale gioca a sfavore di una corretta adesione a programmi e corsi sportivi, costringendo invece i più piccoli ad una sedentarietà non fisiologica – oltre che ad avere dubbi benefici, o forse a sortire veri e propri danni, sullo sviluppo sociale e cerebrale dei giovanissimi.

Il problema dell’obesità infantile non ha ripercussioni puramente estetiche, in quanto si pone come vera e propria condizione patologica e fattore di rischio importante per lo sviluppo di ulteriori disordini metabolici come ipertensione (aumento della pressione arteriosa), dislipidemie (alterazioni del colesterolo nel sangue), diabete o alterazioni della tolleranza al glucosio (aumento dello zucchero nel sangue). Quelli, in pratica, che una volta erano considerati “problemi dell’anziano”.
Ad oggi non è ancora stata chiarita con certezza quale potrà essere nella vita di questi bambini la ripercussione di tali disordini metabolici innescati fin dall’infanzia; ciò che sappiamo, però, è che la prevenzione primaria dovrebbe rimanere il cardine del sostegno dello stato di salute, ed essa si fonda su un corretto stile di vita (in primis alimentazione bilanciata e attività fisica adeguata) e su norme igienico-sanitarie e di prevenzione sanitaria inderogabili.