1. E’ possibile auto-definirsi “Nutrizionista” in Italia, senza titolo professionale?
    No, non è possibile. La normativa vigente risulta in parte lacunosa, ma ciò che è chiaro che sono tre in Italia le figure che si possono occupare di Nutrizione: il medico nutrizionista, il biologo nutrizionista e il dietista. Solo la prima figura, tuttavia, può elaborare e prescrivere diete sempre autonomamente, anche in presenza di patologia. Il biologo può fornire consigli in assenza di patologie (ma ricordiamo che l’obesità può rappresentare già una condizione patologica), il dietista lavora solo assieme ad un medico, e nessuna delle due ultime figure (né il biologo, né il dietista) può effettuare una visita medica né gestire in modo autonomo un Paziente. Qualsiasi altra figura, poi, che non possieda alcun titolo – dal personal trainer al “diet coach” – può commettere abuso di professione.
  2. Perché solo il medico nutrizionista può essere autonomo nell’elaborazione di diete?
    Prima di prescrivere una dieta è necessario visitare la persona in modo completo, per mezzo di anamnesi ed esame obiettivo. E’ necessario visionare o prescrivere alcuni esami ematochimici e talvolta consigliare altri approfondimenti. La prescrizione di approfondimenti diagnostici e la loro lettura, assieme all’elaborazione di eventuali nuove diagnosi e impostazione di terapie se necessarie è competenza esclusivamente medica.
    Tutto questo vale anche per una persona “sana”, la cui salute va appurata appunto per mezzo di visita medica, e bisogna ricordare che prescrivere una dieta squilibrata, soprattutto se protratta nel tempo, può determinare alterazioni anche nel soggetto in salute.
    Spesso, poi, i Pazienti che necessitano una terapia nutrizionale sono soggetti già con patologie più o meno gravi e/o con terapie farmacologiche in atto; talvolta nella visita, come già scritto, possono anche emergere sospetti diagnostici per cui il medico può prescrivere accertamenti specifici e collaborare con  colleghi specialisti in altre discipline.
    Infine, è necessario possedere le basi teoriche di conoscenza clinica relative a fabbisogni nutrizionali ed alimentazione nelle diverse età della vita così come in presenza di alterazioni organiche o funzionali. Risulta quindi chiaro che lavorare in modo superficiale, senza poter mettere in atto tutti questi passaggi fondamentali, significa non prendere in carico il Paziente in modo completo e voler mettere in atto un lavoro che non è di propria competenza.
  3. Chi è il medico nutrizionista?
    E’ un medico, laureato in Medicina e Chirurgia, abilitato all’esercizio della professione medica ed iscritto all’ordine professionale, il quale dopo la laurea abbia approfondito lo studio della Nutrizione umana per mezzo di corsi di specializzazione o perfezionamento o Master universitari riconosciuti.
  4. Funzionano davvero le “diete rapide” o le diete con prodotti integrativi “dimagranti” o sostituti del pasto o “beveroni”?Nella maggior parte dei casi la risposta è un chiaro NO. Una dieta corretta va impostata in modo equilibrato e duraturo, non transitoriamente come compromesso per ottenere risultati veloci, ma per sostenere in modo corretto lo stato di salute.
    Non esistono integratori che accelerano il “dimagrimento” o il “metabolismo” e la dieta più efficace per il benessere generale sembra rimanere la dieta mediterranea. Non vanno abbracciate diete squilibrate, drastiche o che prevedano l’esclusione improvvisa e ferrea di grossi insiemi di alimenti.
  5. E’ possibile pretendere dalla dieta un risultato completo, senza abbinare un corretto esercizio fisico?
    A meno che non sussistano patologie particolari, la risposta è NO. L’attività fisica risulta fondamentale, addirittura base di sostegno della “nuova” piramide alimentare. E’ necessario muoversi in modo regolare, a qualsiasi età, in modo correttamente proporzionato alle proprie condizioni e a cadenza regolare e costante. E’ consigliabile mettere in atto sia un’attività aerobica che un’attività di fitness, che presuppone un lavoro cardiovascolare e muscolare maggiore, anche nel bambino.