Qualche giorno fa, durante un colloquio, un Paziente mi ha riferito di aver ridotto in modo significativo il consumo di snack, merendine e patatine confezionate, oltre che di bibite. Si riferiva anche soddisfatto del cambiamento nelle proprie abitudini alimentari, capaci di influire positivamente sul suo benessere generale.

Mi ha riferito poi di “non andare mai ad aprire la credenza della cucina”. Gli ho chiesto allora che cosa mai ci fosse nella credenza della cucina, e la risposta è stata: “Ci sono tutte quelle cose buone: patatine, merendine, caramelle”. La mia reazione è stata: “Dovrebbe forse smettere di comperarle”, ma la risposta è arrivata decisa: “Non posso, le devo comperare per il mio bambino!”.

Questa storiella ci aiuta a comprendere come, all’interno di un percorso nutrizionale impostato spesso a causa di una condizione patologica già in corso, sarebbe fondamentale andare a smantellare e ricostruire in modo del tutto differente quelle che sono le fondamenta di un’educazione alimentare familiare. Un passaggio di questo livello e di questa qualità porterebbe a comprendere realmente come il “mangiare bene” dovrebbe essere un’abitudine di base per tutti, fin da bambini: un’educazione al gusto e a sapori “sani” non per reazione ad una malattia conclamata, ma anche – e soprattutto – come forte strumento di prevenzione primaria.

Non è l’eccezione che fa la differenza (il classico “sgarro occasionale”, da molti difficile da abbandonare), ma un grande problema è quando, in molte famiglie, i cibi “no” costituiscono la base alimentare. Per queste persone diventa quasi impossibile immaginare un regime nutrizionale che non comprenda cibi industriali, zuccheri raffinati, bibite e merendine pronte. Anche nella mia personale esperienza, capita talvolta che addirittura qualcuno “rinunci” ad un percorso nutrizionale perché deciso a non rinunciare, di fatto, a tutti questi alimenti!

Come dichiaro e comunico in tutti i modi possibili, però, sono convinta che non sia corretto impostare una “dieta per dimagrire”, o una “dieta per abbassare il colesterolo”, da seguirsi a fatica per qualche tempo e poi da abbandonare appena se ne mostri l’occasione. Il vero lavoro – certamente più lungo e più faticoso, ma più completo -, è quello di impostare una vera e propria EDUCAZIONE ALIMENTARE, che poi verrà mantenuta autonomamente nel lungo periodo come base e fondamento a livello personale e familiare, a sostegno e tutela della propria salute, a qualsiasi età e nel rispetto di gusti personali , scelte etiche e tradizioni culturali.