Lo studio del cosiddetto “microbiota intestinale” sta suscitando crescente interesse all’interno della comunità scientifica e negli ultimi anni sono emersi, e stanno ancora emergendo, moltissimi nuovi dati che correlano il contenuto microbico intestinale con lo stato di salute.

Esistono in particolare motivi di attenzione nei confronti di batteri chiamati Bacteroidetes e Firmicutes, correlati in vario modo, secondo alcuni dati, ad un aumentato rischio di obesità e di malattie metaboliche.
Queste condizioni sembrano inoltre legate ad un’alterata produzione e/o ad una scorretta quota alimentare di acidi grassi a catena corta (SCFA), tra cui in particolare il butirrato, e ad un insufficiente apporto di fibre con la dieta.

Questi dati non sono gli unici a nostra disposizione: anche i batteri chiamati Faecalibacterium prausnitzii e Akkermansia muciniphila svolgono un ruolo chiave e sembrano correlati in vario modo a condizioni patologiche di tipo dismetabolico, e certamente in futuro nuovi dati risponderanno ad altrettante questioni ancora aperte.

Ciò che possiamo ricavare da quanto attualmente noto è che certamente lo stile di vita influisce in modo netto sulla composizione del nostro microbiota intestinale, a partire dall’allattamento e dallo svezzamento, ed ancor prima a partire addirittura dalla vita fetale, e a sua volta il microbiota è correlato ad un aumentato rischio di sviluppo di alcune malattie, più o meno gravi.
E’ bene quindi informarsi adeguatamente al riguardo e mettere in atto strategie mirate – diffidando da professionisti non qualificati – in modo da improntare il nostro stile-di-vita a sostegno della salute e come forte strumento di prevenzione primaria.