Circa un mese fa è stata approvata in Italia una mozione volta a riconoscere la condizione di obesità come malattia cronica. L’obesità, infatti, rappresenta attualmente un “problema rilevantissimo di salute pubblica”, oltre che di “spesa per i sistemi sanitari nazionali”, giudicata come potenzialmente “insostenibile se non saranno adottate politiche di prevenzione adeguate”.

Oltre a ciò, è fondamentale anche la presa in carico delle cosiddette “comorbidità”, ossia le condizioni patologiche concomitanti che potrebbero essere connesse all’obesità, ad esempio diabete, eccesso di colesterolo e/o trigliceridi nel sangue, problematiche cardiache e vascolari, elevata pressione arteriosa, patologie oncologiche e altre disabilità. Tutto ciò amplifica la complessità della sua gestione e della sua terapia, per cui viene formulato un approccio multidisciplinare.

Contrariamente a quanto purtroppo si sente comunemente affermare, l’obesità non rappresenta una scelta della persona, facilmente arginabile e causata da una mancanza di forza di volontà, bensì una condizione cronica spesso articolata e complessa, determinata da una molteplicità di possibili cause sia genetiche che ambientali e sulle quali la ricerca scientifica sta elaborando continuamente nuovi dati. La sua gestione non è semplice e, oltre ad interventi mirati al raggiungimento e mantenimento di uno stile di vita corretto (alimentazione e stile di vita attivo) può comprendere anche terapie farmacologiche o chirurgiche specifiche.

Si stima che oggi una persona su dieci sia obesa, in particolare tra gli uomini di età compresa tra 25 e 44 anni oppure anziani e tra le persone con livelli di reddito e di istruzione più bassi.
Esiste talvolta inoltre un errato e pesante giudizio nei confronti della persona con obesità, genericamente definito “stigma” e che definisce “la disapprovazione sociale […] che, attraverso stereotipi, linguaggi e immagini inadatte, finisce per ritrarre l’obesità in modo impreciso e negativo”: “lo stigma del peso si riferisce ai comportamenti e agli atteggiamenti negativi che sono rivolti verso le persone unicamente a causa del loro peso”.

Si rende necessario quindi adottare provvedimenti sia educativi a livello di popolazione sia curativi e indirizzati a rafforzare, oltre alle terapie mirate, anche la cosiddetta prevenzione primaria, rappresentata principalmente da un corretto stile di vita. Quest’ultimo va sostenuto fin dall’infanzia ed ancor prima, in epoca gestazionale e quindi già durante la gravidanza.