L’obesità grave, in quanto patologia cronica, necessita di un percorso terapeutico continuativo, professionale, complesso e “senza scadenze”.
Esiste purtroppo in modo diffuso un pregiudizio, chiamato più precisamente “stigma“, nei confronti della persona con obesità, che non comprende appunto la natura patologica cronica della condizione e di conseguenza attribuisce alla persona con obesità una colpa e una mancanza di autocontrollo, per cui si nota la necessità di una maggiore sensibilizzazione educativa della popolazione e dell’ambiente sanitario.

Il percorso terapeutico per il Paziente con obesità grave, che si può avvalere di terapia nutrizionale con o senza associazione a strategie farmacologiche e/o chirurgiche, va inteso come complesso e continuativo. A nulla sembrano valere strategie “alternative”, “miracolose”, “rapide” o “senza fatica”, se non a peggiorare potenzialmente la condizione o addirittura a creare false credenze nell’interpretare male il presunto risultato di questi tentativi.
La gestione del Paziente con obesità grave è da considerarsi invece di ambito medico e va riservato a professionisti qualificati nella materia, data la sua complessità.

Il percorso terapeutico per la gestione dell’obesità grave si potrebbe paragonare ad una casa che va costruita da zero, a partire da un terreno completamente spoglio. Il nuovo edificio metaforicamente rappresenta il nuovo stile-di-vita del Paziente, nel contesto di un intervento terapeutico comportamentale e cognitivo, capace di accompagnare la persona in modo dolce e condiviso verso la correzione delle abitudini legate a temi nutrizionali e generali.
Per il raggiungimento degli obiettivi risulta prioritario un accordo condiviso con il clinico, all’interno di una relazione terapeutica paritaria, non paternalistica, non prescrittiva. Al contrario, è consigliabile un rispetto dei reciproci ruoli e un rinforzo del ruolo attivo primario del Paziente nel responsabilizzarsi verso le proprie scelte e la loro conferma e condivisione nel tempo, come primo attore nel processo di gestione salutare del peso.

  • LE FONDAMENTA: possiamo paragonare l’intervento educativo iniziale da fornirsi al Paziente come le fondamenta del nuovo edificio. Senza una buona e solida base conoscitiva sulla condizione di obesità grave e sulle strategie per poter gestire in modo salutare questa condizione patologica cronica, qualsiasi tentativo di terapia rischierebbe di creare una casa di paglia, destinata a volare via alla prima (inevitabile) difficoltà. In questo primo passo, al Paziente va fatta comprendere anche l’importanza di porsi ad affrontare il cambiamento in modo attivo e non passivo, mettendo in discussione in modo costruttivo e non critico alcune abitudini instaurate nel tempo, spesso complesse e con risvolti culturali e familiari, al fine di rinnovarle trasformandole in opportunità terapeutica. Con la stessa importanza, il Paziente dovrebbe comprendere senza dubbi residui la natura patologica cronica della propria condizione, poggiata su una forte predisposizione genetica, a cui consegue una necessità di gestione terapeutica appunto cronica e non limitata ad un periodo di tempo circoscritto nel quale risolvere il problema per poi “non pensarci più”.
  • I MURI: dopo aver ricevuto tutte le informazioni necessarie alla gestione della condizione, il Paziente con obesità può iniziare ad innalzare i muri portanti del nuovo edificio. Questi rappresentano le strategie di gestione delle abitudini, con la comprensione delle linee guida per un’alimentazione sana e bilanciata, momentaneamente ridotta nelle sue quantità in modo salutare e non drastico per portare ad un calo di peso controllato e benefico.
  • LE SOLETTE: in una casa è necessario poter disporre di pavimenti su cui camminare. Nella metaforica costruzione di una terapia per l’obesità grave, il Paziente può consolidare nelle prime settimane di terapia nutrizionale la costruzione di questi pavimenti grezzi, su cui inizierà a camminare e quindi ad orientarsi con crescente libertà ed azione. Imparerà a fare scelte alimentari salutari e variegate, a bilanciare con autonomia sempre maggiore un menù capace di portare ad un controllo salutare del peso – ma non “dietetico” forzatamente restrittivo, inserendo tutti i cibi a nostra disposizione con una frequenza corretta come ci insegna la piramide alimentare mediterranea. Sulla tavola potranno essere presenti profumi, colori e sapori in modo stagionale e leggero, per dimagrire con gusto e non con la sensazione di vivere una dieta punitiva, senza compromettere allo stesso tempo le relazioni sociali e la convivialità.
  • IL TETTO: con l’avanzare del percorso terapeutico il Paziente può giungere alla costruzione del tetto. Nel contesto di questa grande metafora, le difficoltà e i passi indietro inevitabilmente presenti durante un percorso continuativo possono essere raffigurati come eventi atmosferici impervi. In un primo periodo, durante l’iniziale costruzione dell’edificio, pioggia, neve, vento o grandine possono creare difficoltà e disagio nel percorso, senza un riparo adeguato a protezione del Paziente. Con la progressione dei risultati e il consolidarsi delle strategie terapeutiche, il Paziente riuscirà però ad arrivare al tetto, quando queste stesse strategie saranno rinforzate sufficientemente da poter gestire in modo corretto gli eventi negativi e le difficoltà che potrebbero presentarsi a far traballare il cambiamento. Senza un’adeguata difesa, questi avvenimenti potrebbero portare indietro: ad una ripresa di vecchie abitudini, al recupero del peso o altro.
  • LE FINESTRE: strutturato l’edificio in modo quasi completo, sarà ora di terminare la sua struttura generale. Le finestre sono una fonte di luce essenziale, ciò che permette di gioire dei raggi di sole – e di poter rimanere al riparo quando la pioggia batte sui vetri. Rappresentano metaforicamente il consolidarsi conclusivo delle strategie di perdita di peso, all’interno di un cammino che guarda ad una prospettiva a lungo termine da impostarsi come “nuova casa”, come nuova costruzione in cui traslocare definitivamente e far risiedere le proprie nuove abitudini.
  • COLORI, DECORI, ARREDAMENTO, GIARDINO: nel contesto di una terapia cronica per la gestione salutare del peso nell’obesità grave, dopo un periodo di perdita di peso è consigliabile mantenere poi a lungo il peso perduto nel tempo. Il periodo di “mantenimento del peso” può essere paragonato alla vita del Paziente nella sua nuova e metaforica abitazione, in cui, dopo aver strutturato con solidità la parte strutturale, potrà mettersi sempre più a proprio agio e creare finiture, decorazioni, arredi e coltivazioni verdi sempre più complessi e rigogliosi. La nuova casa rappresenta le nuove abitudini, il nuovo stile-di-vita, che il Paziente necessita di “abitare” al fine di poter continuare a giovarsi dei benefici del cambiamento. Gli abbellimenti rappresentano l’attenzione sempre presente, fattore chiave da mantenere attivo da parte del Paziente per poter evitare la ricaduta e con essa il recupero del peso perso. Non esisterà una “fine” della terapia, in quanto l’attenzione non potrà essere mai completamente abbandonata vista la natura cronica e metabolica della condizione e pena il rischio reale di ricadute anche gravi: tuttavia, nel contesto di un cambiamento duraturo e salutare, il Paziente potrà trovare nuovi stimoli e benefici, una “nuova casa” in cui trasferirsi a vivere.
  • LA MANUTENZIONE: come tutti sappiamo, un’abitazione lasciata a se stessa è destinata a rovinarsi, deperire, sfasciarsi. Nel percorso di vita impostato dal Paziente con obesità grave per la gestione del peso sopraggiungeranno difficoltà e “tentazioni” – rappresentate in questa immagine teorica da condizioni ambientali ostili. Una casa correttamente costruita e con una manutenzione adeguata potrà resistere alle intemperie e gioire dei giorni di sole, ma le stesse intemperie potranno logorare una struttura, soprattutto se sottile, o perfino scoperchiare un tetto mal costruito. Certamente da un disastro sarà possibile una ricostruzione, ma questa si rivelerà certamente più impegnativa rispetto ad una “manutenzione ordinaria”.

Tutti sappiamo quanto sia faticoso e stressante un trasloco, immaginiamoci poi di dover issare un’intera casa con le nostre forze. Il Paziente con obesità grave che affronta un percorso terapeutico di gestione salutare del peso andrà quindi accompagnato con comprensione ed empatia lungo un percorso di una durata congrua, tale da condurlo alla creazione di un “edificio” consolidato, da saper poi mantenere e conservare al meglio, giovandosi del miglioramento salutare complessivo che la “nuova casa” – ergo la “nuova vita” – potrà aver apportato. Non va nascosto che il percorso non è facile, ma anzi richiede un impegno quotidiano e costantemente attivo, sempre in movimento perfezionandosi passo dopo passo: e se ci saranno difficoltà – assimilabili ad una bufera che può far cadere parte dei muri appena costruiti – esse potranno essere trasformate in opportunità per ricreare delle pareti ancora più solide, imparando dall’esperienza. L’impegno va comunque mantenuto giorno dopo giorno, con una pianificazione dell’andamento dei lavori di costruzione, e quindi dei passi terapeutici, da rispettare con costanza.

Se però le difficoltà non sono affrontate, oppure se il cambiamento, raffigurato come la costruzione della nuova casa, non sarà completato ma abbandonato precocemente, la persona non potrà mai giungere realmente ad “abitare” nel nuovo edificio. Scontenta e insoddisfatta nel rimanere in un rudere incompleto, magari delusa dal non aver ottenuto in fretta ciò che sperava, inevitabilmente se ne andrà, tornando alla vecchia abitazione – al vecchio stile-di-vita, al recupero del peso e alla possibile, talora inevitabile, evoluzione peggiorativa della malattia.

Quando invece la nuova casa è ultimata, compito essenziale del Paziente nella sua “nuova vita” sarà quello di personalizzare la residenza e quindi portare la propria quotidianità, interessi, affetti e relazioni al suo interno, ed anche quello di provvedere ad una costante manutenzione. Una casa non curata sarà destinata a deteriorarsi, oltre a rivelarsi inevitabilmente spiacevole da abitare. Se in un momento iniziale può reggere alle intemperie, prima o poi il tetto sarà danneggiato, qualche parte strutturale cadrà e il tutto tornerà inabitabile: leggendo in chiave metaforica il parallelo con la terapia cronica per l’obesità grave, se l’attenzione al mantenimento di quanto appreso ed impostato andrà sfumando e scomparirà, o se i passi raggiunti con successo non saranno adeguatamente consolidati (come quelle migliorie generali che rendono una casa piacevole da viversi) la ricaduta sarà pronta a colpire.

Per permettere il completamento positivo di un percorso tanto complesso risultano fondamentali almeno due fattori: (1) la disponibilità del Paziente ad impegnarsi quotidianamente in un processo di cambiamento, che senza la sufficiente attenzione non potrà avvenire, perché sarebbe come pretendere di costruire una casa in pochi giorni e senza fatica, (2) la capacità del terapeuta di accogliere, comprendere ed accompagnare, fornendo gli strumenti chiari e necessari al percorso di gestione salutare del peso, senza i quali pretenderemmo di costruire un’intera casa a mani nude e senza gli essenziali attrezzi del mestiere, dal martello alla gru – quindi dal più semplice, ma mai banale, al più complesso.

In conclusione, la terapia di controllo salutare del peso per il Paziente con obesità grave rappresenta un percorso complesso, specialistico, senza scadenze. Va fornita dal terapeuta un’educazione di fondo adeguata (“le fondamenta”) per far comprendere la natura patologica cronica della condizione e va combattuto lo stigma nei confronti dell’obesità. Va condotto il Paziente nel contesto di un percorso di “costruzione della nuova casa” – e quindi di strutturazione della terapia – fornendogli i corretti strumenti del mestiere e sostenendo la sua acquisizione crescente di autonomia, con consapevolezza e chiarezza di intenti. Una volta raggiunto il risultato completo, che va ben riconosciuto ed accettato allontanandosi da idealizzazioni miracolose e non realizzabili, il Paziente non ha “concluso il lavoro”: lo ha semplicemente cambiato. Da costruttore diventerà manutentore, per una conservazione salutare e positiva dei benefici raggiunti, possibilmente con un perfezionamento progressivo delle strategie a disposizione. Il tutto a sostegno della propria salute e qualità di vita complessiva, con un’attenzione che non andrà a diminuire, ma diverrà parte della “nuova vita” nella “nuova casa”.