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Festa dei Nonni 2019

Beatrice Andreoli No Comments

– […] Allora agli occhi chiusi m’arridea
di fantasime splendide e fugaci
in mezzo ai fiori, una gioconda danza –

“Il cibo a basso costo non esiste”

Beatrice Andreoli No Comments

Il concetto di costo non è solo di natura pecuniaria. Serve riflettere su come il cibo che mangiamo nutra realmente il nostro corpo e di conseguenza rappresenti un sostegno alla salute e al benessere e un importante strumento di prevenzione.
Se nutrirsi nel modo corretto, come tanti studi scientifici ci spiegano, sostiene il nostro stato di salute, allo stesso modo un’alimentazione “spazzatura” non è in grado di fornire un vero nutrimento per il nostro corpo.
Anche la quantità di cibo è inoltre importante, in quanto va modulata né in eccesso né in difetto, sulla base di età, condizioni generali, genere, livello di attività fisica.

E’ necessario interrogarsi su ciò che significa realmente “nutrimento” e spostare la nostra attenzione e ricerca verso alimenti semplici, gusti essenziali e non industriali o “comodi”, fantasie di sapori e colori derivanti dall’unione di ingredienti realmente sani.
Se mangiare è indispensabile per la vita, mangiare bene diventa uno strumento insostituibile a servizio della salute e del benessere.

Si tratta spesso di percorrere un cammino di educazione alimentare, a qualsiasi età e per tutta la famiglia. Non andrebbe intrapresa una “dieta” come passaggio transitorio o forzato, ma andrebbe piuttosto riveduto lo stile di vita nel suo insieme, apportando miglioramenti e cambiamenti senza scadenze.
Risulta importante, quindi, intraprendere un vero cammino di comprensione e consapevolezza durante il quale imparare perché il cibo sano sia importante, capire che cosa significhi “sano”, sperimentare in cucina l’applicazione di concetti portanti ed infine gustare il vero sapore del cibo autentico.

Mangiare bene non significa rassegnarsi a gusti insapori o alimenti dietetici, che non risultano utili. Significa piuttosto selezionare gli ingredienti ed andare ad evitare gran parte di ciò che è trattato, raffinato, conservato, insaporito artificialmente. Ciò lascerà spazio a tutti i cibi compresi in ciò che viene definita “dieta mediterranea”: cereali integrali, legumi, verdura e frutta di stagione, oli vegetali spremuti a freddo, frutta secca a guscio, uova, un po’ di latte e formaggio, per chi vuole carne e pesce nelle giuste dosi. Ciò che si può creare in cucina con questi cibi è infinito: la fantasia e la varietà devono infatti costituire un ulteriore ingrediente a favore del nostro benessere e della salute del nostro intestino.

Importante infine, in caso di qualsiasi cambiamento sulle abitudini nutrizionali o impostazione di una dieta personalizzata, farsi seguire solamente da un professionista di competenza.

La ‘sindrome della falsa speranza’

Beatrice Andreoli No Comments

Si leggono spesso proposte di diete cosiddette “povere di carboidrati“. Tralasciando i nomi specifici attribuiti a diversi regimi dietetici, vari di essi sembrano proporre abitudini alimentari che vanno a ridurre drasticamente, se non addirittura ad eliminare, l’introito di carboidrati.

Ricordiamo che i carboidrati rappresentano una tipologia indispensabile di nutrienti, nello specifico come macronutrienti assieme a proteine e lipidi, ed essi vanno inseriti quotidianamente nella dieta in una quota corretta.
Sono fondamentali per il metabolismo energetico, andando a costituire una scorta di glicogeno a livello epatico e muscolare, così come per il buon umore, essendo alla base della produzione di neurotrasmettitori cerebrali.
Andrebbe privilegiata la loro assunzione tramite il consumo di cereali in forma integrale e di verdura e frutta di stagione, mentre andrebbe limitata la presenza di cibi industriali e zuccheri raffinati nel piatto.

Eliminare più o meno drasticamente dalla dieta una larga quota di carboidrati o la loro presenza in toto permette apparentemente il raggiungimento di un risultato “facile e veloce”, in particolare sul dimagrimento: ciò crea una speranza in gran parte illusoria sull’efficacia di questa impostazione alimentare.
Il risultato apparentemente eccezionale che si può raggiungere nell’immediato va a costituire un cosiddetto rinforzo positivo, capace di non far considerare in molti casi il successivo fallimento – che avviene nel caso in cui il peso perso venga rapidamente recuperato o comunque non mantenuto per almeno un anno. Tutto ciò nonostante i possibili effetti negativi che possono derivare dall’eliminazione dei carboidrati dalla dieta, come cefalea, stitichezza e vari altri.

La “falsa speranza” è un processo che può attuarsi in caso di qualsiasi programma drastico di dieta che possa garantire risultati immediati, significativi, facili e senza fatica, seppur transitori, in particolare sulla perdita di peso.
Una dieta di questo genere risulta inevitabilmente squilibrata nella maggior parte dei casi e i suoi risultati non perdurano nel tempo: tuttavia, la facilità e la velocità di un risultato temporaneo può innescare la sua ricerca ripetitiva, con potenziali e continui tentativi ed insuccessi.

Ciò che si dimostra invece benefico nel lungo periodo, sia per la perdita di peso se necessaria sia per il benessere generale, è l’impostazione di un’alimentazione equilibrata e facente parte di uno stile-di-vita fondato su abitudini sane. La dieta mediterranea si conferma ad oggi il regime alimentare più corretto, peraltro benefico anche per la salute del nostro pianeta.
La costanza e mantenimento di un’alimentazione sana nel lungo termine e senza scadenze, a partire dai piccolissimi e per tutte le fasi della vita, è ciò che davvero aiuta la nostra salute e che fa parte integrante del concetto di “prevenzione primaria” – oltre che entrare nel merito anche della “prevenzione secondaria”.

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE:

  • Denke, M. A. (2001). Metabolic effects of high-protein, low-carbohydrate diets. Am J Cardiol, 88(1), 59-61. doi:10.1016/s0002-9149(01)01586-7
  • Polivy, J. (2001). The false hope syndrome: unrealistic expectations of self-change. International Journal of Obesity and Related Metabolic Disorders, 25 Suppl 1, S80-84. doi:10.1038/sj.ijo.0801705

Dottoressa, non sono stata ‘brava’

Beatrice Andreoli No Comments

L’estate è foriera di “tentazioni”: ferie, gite e cene all’aperto ci invitano a svagarci e concentrarci meno anche sul cibo, o meglio su ciò di cui abbiamo realmente bisogno.
Capita allora di ricevere qualche messaggio: “Dottoressa, rimandiamo il nostro appuntamento perché durante l’estate non riesco a seguire la dieta… Ci vediamo a settembre!”.

Certamente io resto disponibile a seguire una persona nei modi e nei tempi ad essa più congeniali, considerando questa attenzione un caposaldo a cui non poter rinunciare. Ciò nonostante, dall’altra parte sono in dovere di informare le persone riguardo ciò che ritengo meglio per loro e più indicato dal punto di vista medico, a tutela e supporto della loro salute.

Ancora una volta, quindi, mi trovo a scrivere riguardo l’importanza fondamentale di dover avere attenzioni alimentari e di vita non temporanee, non finalizzate ad obiettivi a breve termine, non indirizzate a compiacere altri, bensì acquisite passo dopo passo all’interno di un percorso di educazione che possa perdurare nel tempo!
Imparare a mangiare nel modo corretto, a saper scegliere ciò che ci fa bene ed escludere ciò che ci fa male, a scoprire fantasie di colori e sapori nella preparazione di cibi squisiti ma con gusti semplici e forse antichi, è forse uno dei più bei regali che possiamo fare alla nostra salute.

Lo stile-di-vita svolge un ruolo fondamentale per il sostegno del nostro benessere e l’attenzione va posta a tre punti cardine:
1) alimentazione sana ed equilibrata
2) movimento corretto
3) gestione dello stress e delle tensioni quotidiane

Nel momento in cui prendo in carico un/a Paziente nell’ambito di un percorso nutrizionale, il reale obiettivo che cerco di far focalizzare è quello di giungere ad acquisire, con un aiuto iniziale e con un’autonomia crescente nel tempo, delle abitudini, conoscenze e stili alimentari che andranno a permanere nel lungo periodo, senza “tornare a mangiare come prima” dopo una dieta, che altrimenti rischia di sortire effetti più negativi che utili.

Proprio per questo, nel momento in cui si giunge al risultato pianificato, non serve produrre “piani di mantenimento” se non a livello di consigli generali: il mantenimento del risultato e dei suoi benefici deve essere basato sull’educazione acquisita ed è garantito solamente dal consolidamento delle abitudini sane, corrette o rafforzate proprio per mezzo del percorso con il Medico nutrizionista. Non è pensabile seguire “tabelle” ad libitum, ma va scelto e quindi impostato un vero cambiamento di vita.

D’estate o d’inverno quindi, così come per tutto il resto dell’anno, la “dieta” non è un passaggio forzato e transitorio ma un percorso che non termina, non va intesa come sforzo ma come conquista, non va vissuta come sacrificio ma come sostegno del nostro reale benessere. Solo comprendendo appieno questo passaggio il percorso nutrizionale intrapreso potrà garantire davvero tutti i suoi effetti positivi, sia nell’immediato che negli anni a venire.

“Medicina Generale: Storie e Clinica della pratica quotidiana”

Beatrice Andreoli No Comments

Onorata di aver fatto parte di questo gruppo di lavoro. Ringrazio la dott.ssa Cressoni per l’invito a partecipare, il Prof. Zamboni per il noto impegno professionale nel campo della Nutrizione, il dottor Girotto che ha organizzato l’idea e la sua gestione, oltre a tutti gli altri Colleghi e professionisti che hanno preso parte al progetto.

Apnee nel sonno e alimentazione

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Durante la nostra vita dedichiamo in media il 4% del nostro tempo all’attività fisica e l’11% all’alimentazione, perché sappiamo che questo ci permette di essere in forma e in salute. Ma ci dimentichiamo di un altro elemento fondamentale: circa il 30% del nostro tempo lo dedichiamo al sonno. Dormire è un’attività, e quindi un’attività a cui dobbiamo dedicare del tempo. E dormire bene ci aiuta ad essere in salute.

Esiste un problema di salute non sempre conosciuto e che si chiama “OSAS”, che significa “sindrome delle apnee ostruttive del sonno”. Questa condizione è caratterizzata dall’interruzione del respiro più volte durante il sonno per periodi più o meno prolungati e causa una diminuzione transitoria del contenuto di ossigeno nel sangue.

Come possiamo capire se siamo affetti da questa condizione? Innanzitutto è possibile ricercare alcune caratteristiche comuni a chi ne soffre, ponendoci ad esempio queste domande:

Russi?

Sei in sovrappeso?

Hai un sonno disturbato o che disturba gli altri?

Ti alzi stanco e di giorno fatichi a rimanere sveglio?

Chi si rispecchia in queste domande non dovrebbe trascurare il sonno proprio e quello di chi gli sta vicino e potrebbe rivolgersi ad uno specialista.
Per valutare come una persona dorme, ma soprattutto come respira durante la notte, esiste un esame che si chiama monitoraggio cardiorespiratorio notturno (comunemente chiamato polisonnografia) che si esegue durante la notte direttamente a casa, tramite il posizionamento di due fascette elastiche sul petto e sull’addome, un saturimetro sul dito ed una semplice cannula nasale.

In caso di riscontro di “OSAS” gli adattamenti terapeutici si differenziano a seconda della sua gravità, determinata attraverso apposite scale.
Un’attenzione corretta però, in quasi la totalità dei casi, va posta anche al regime alimentare idoneo – ricordando che una caratteristica tipica di chi presenta questo disturbo è proprio un peso corporeo eccessivo.

Certamente una sinergia di intenti in un percorso multidisciplinare gestito da diverse figure specialistiche è una scelta corretta e completa per la gestione di questa patologia nel modo più completo possibile.

Articolo redatto con la collaborazione di Francesca Francese, 
dottoressa in tecniche di neurofisiopatologia,
esperta in disturbi respiratori nel sonno, Peschiera del Garda (VR)

“Ama l’anziano”

Beatrice Andreoli No Comments

Terminerà a breve un bel periodo professionale come responsabile di un reparto in Casa di riposo. Anche se mi dispiace molto non poter rimanere più a lungo, ringrazio TUTTI coloro che hanno lavorato con me, colleghi, infermieri, OSS e tecnici; ringrazio i pazienti, le loro storie, i loro racconti, gli sguardi, i sorrisi e le lacrime condivise e porterò nel cuore un ricordo indelebile. Tanta fatica ma anche tanto tanto tanto cuore! GRAZIE!

Festa della Mamma 2019

Beatrice Andreoli No Comments

Sinceri auguri a tutte le mamme del mondo!

Buona Pasqua 2019

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Perché sia una Pasqua di gioia per tutti,
non solo per chi è più fortunato.

La luce guardò in basso
e vide le tenebre:
– Là voglio andare – disse la luce.
La pace guardò in basso
e vide la guerra:
– Là voglio andare – disse la pace.
L’ amore guardò in basso
e vide l’odio:
– Là voglio andare – disse l’ amore.
Così apparve la luce
e innondò la terra;
così apparve la pace
e offrì riposo;
così apparve l’ amore
e portò la vita“.

(La luce, Giuseppe Pellegrino)

Batteri intestinali e malattie metaboliche

Beatrice Andreoli No Comments

Lo studio del cosiddetto “microbiota intestinale” sta suscitando crescente interesse all’interno della comunità scientifica e negli ultimi anni sono emersi, e stanno ancora emergendo, moltissimi nuovi dati che correlano il contenuto microbico intestinale con lo stato di salute.

Esistono in particolare motivi di attenzione nei confronti di batteri chiamati Bacteroidetes e Firmicutes, correlati in vario modo, secondo alcuni dati, ad un aumentato rischio di obesità e di malattie metaboliche.
Queste condizioni sembrano inoltre legate ad un’alterata produzione e/o ad una scorretta quota alimentare di acidi grassi a catena corta (SCFA), tra cui in particolare il butirrato, e ad un insufficiente apporto di fibre con la dieta.

Questi dati non sono gli unici a nostra disposizione: anche i batteri chiamati Faecalibacterium prausnitzii e Akkermansia muciniphila svolgono un ruolo chiave e sembrano correlati in vario modo a condizioni patologiche di tipo dismetabolico, e certamente in futuro nuovi dati risponderanno ad altrettante questioni ancora aperte.

Ciò che possiamo ricavare da quanto attualmente noto (per cui i dati a disposizione vanno certamente confermati ed ampliati) è che lo stile di vita sembra influire in modo netto sulla composizione del nostro microbiota intestinale, a partire dall’allattamento e dallo svezzamento, ed ancor prima a partire addirittura dalla vita fetale, e a sua volta il microbiota è probabilmente correlato ad un aumentato rischio di sviluppo di alcune malattie, più o meno gravi.
E’ bene quindi informarsi al riguardo e mettere in atto strategie – diffidando da professionisti non qualificati – atte ad improntare il nostro stile-di-vita a sostegno della salute e come forte strumento di prevenzione primaria.