La dieta è in grado di influenzare in modo significativo la composizione del nostro microbioma intestinale.
Non stupisce quindi che l’assetto della flora intestinale potrebbe differire significativamente tra soggetti che seguono un’alimentazione cosiddetta onnivora e coloro che invece scelgono un regime alimentare vegetariano. 
Molti dati suggeriscono un impatto positivo dell’alimentazione vegetariana sul benessere del microbioma intestinale.

Le differenze tra vegetariani e onnivori

Una delle ragioni della differenza nella composizione del microbioma tra vegetariani e onnivori potrebbe essere determinata da una variazione del pH, infatti il pH intestinale dei vegetariani risulta spesso maggiore. Ricordiamo però che il pH dell’intestino risulta normale all’interno di un range di leggera variabilità, ma non va abbassato né alzato eccessivamente, pena la probabile comparsa di alcuni disturbi conseguenti. Per questo motivo non ha senso seguire impostazioni nutrizionali eccessivamente “alicalinizzanti”, così come eccessivamente “acidificanti” (cosa che avviene ad esempio, ma non solo, con un gran consumo di carne unitamente ad uno scarso consumo di frutta e verdura di stagione).

Come effetto a livello di flora batterica residente nell’apparato digerente, l’elevata assunzione di grassi animali determina ad esempio un aumento di Bacteroides e Clostridium, mentre nei soggetti vegetariani si osserva un aumento di Prevotella, Bifidobatteri, Lattobacilli – considerati benefici a livello cardiovascolare e antinfiammatori – e di Ruminococco, con la riduzione di Enterococco e Clostridium.

Un largo consumo di ortaggi e legumi e frutta determina anche l’aumento di butirrato, acetato e propionato (SCFA, acidi grassi a catena corta). Questi ultimi risultano essenziali per mantenere l’integrità della barriera intestinale e sono protettivi rispetto ad alcune condizioni patologiche come ad esempio la steatosi epatica non alcolica (“fegato grasso”) e il diabete mellito di tipo II. Infine, si ipotizza che potrebbero ridurre il rischio di sviluppare obesità.

Figura 93
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Dieta vegetariana in uno stile mediterraneo

Adottare una dieta vegetariana aiuterebbe a garantire inoltre una maggiore variabilità e stabilità del microbioma intestinale, che sembra protettiva rispetto al rischio di sviluppare problemi come obesità, aterosclerosi, insulino-resistenza e infiammazione sistemica di basso grado.

La cosiddetta “dieta occidentale”, invece, comprendente l’introduzione con gli alimenti anche di una quota rilevante di additivi, si associa ad una riduzione della diversità microbica (come genere e phyla) portando potenzialmente a disbiosi, alterazioni della permeabilità intestinale, alterazioni immunitarie e aumentato rischio di patologie croniche.

La dieta ad oggi considerata più equilibrata, anche per il benessere dell’equilibrio della flora intestinale, resta comunque ancora una volta la dieta mediterranea, capace di migliorare e stabilizzare la diversità del microbioma, di regolare la permeabilità della mucosa e di modulare la risposta immunitaria. 

Tutto questo si associa inoltre all’evidenza che una dieta di tipo vegetariano possa determinare un miglior benessere generale, anche se non incide in modo sensibile sul tasso di mortalità. Una delle ipotesi per comprendere il motivo del beneficio potrebbe trovarsi proprio nell’impatto del tipo di alimentazione sull’assetto generale del microbioma intestinale.

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